Perché il prezzo del fotovoltaico è ancora così alto

prezzo del fotovoltaico

Grazie agli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, il prezzo del fotovoltaico per watt di potenza ha subito un notevole calo, passando dai circa $77 della fine anni ’70 a poco più di $1 nel 2013: si tratta di un calo apparentemente enorme, ma a ben vedere è poca cosa se lo si confronta col calo del prezzo di altre tecnologie. Ad esempio l’informatica e la telefonia mobile: i chip che oggi compongono i circuiti di uno smartphone, a parità di potenza, costano un milionesimo degli stessi componenti negli anni ’70 e un telefonino di fascia media oggi può arrivare a costare 10 volte meno di un suo omologo degli anni ’90. Si tratta della dimostrazione empirica della cosiddetta “Legge di Moore“, secondo la quale la tecnologia informatica raddoppia le proprie prestazioni dimezzando il suo prezzo ogni 18 mesi.

Tuttavia, come accennato, sembra che la legge di Moore fatichi ad applicarsi ai pannelli solari, i quali restano ancora troppo costosi rispetto al quantitativo di energia erogabile. Un articolo pubblicato su Energy Collective prova a dare una risposta a questa questione: la tesi, avvalorata da un recente report di un gruppo di scienziati internazionali, è che il fotovoltaico non è una tecnologia “di prima generazione”, in grado cioè di supportare la costruzione da zero di una infrastruttura energetica, costruzione che invece è richiesta ad esempio nei paesi in via di sviluppo. Questo fa sì che la diffusione e lo sviluppo delle centrali solari siano destinate solo all’integrazione delle infrastrutture esistenti e non a una sostituzione tout court. Ne consegue necessariamente che la cosiddetta “energia sostenibile” è un passo che possono permettersi di fare soltanto le economie più sviluppate.

Le centrali solari rimangono ancora troppo costose, forniscono elettricità a livelli troppo bassi e dipendono da dispendiosi sistemi di back-up da attivare quando il sole non splende: la sfida dei prossimi anni sarà quella di integrare le cosiddette energie rinnovabili “intermittenti” (solare ed eolico) nei sistemi tradizionali.

fotovoltaico in africa

Insomma, sembra che il paragone con la telefonia cellulare – la cui espansione nei paesi poveri non solo ha soddisfatto pienamente la legge di Moore ma ha anche mostrato la sua straordinaria fungibilità nei confronti delle telecomunicazioni a rete fissa – sia destinato a non reggere: laddove il mobile ha potuto direttamente bypassare la costruzione di linee telefoniche fisse, le rinnovabili non possono pensare di imporsi come unica e primaria fonte di energia.

“Una civilizzazione moderna non può basarsi sul fotovoltaico”  – prosegue il report – “l’idea di una generazione decentralizzata, su piccola scala e a impatto zero in grado di dare energia a interi paesi corrisponde a una visione romantica ma ahimè poco realistica del mondo”. E mentre la domanda di elettricità nei paesi poveri cresce a ritmi vertiginosi, l’idea che un sistema basato solo su rinnovabili possa soddisfarla appare oggi quantomai irrealistica, a meno di elaborare nuovi sistemi di accumulo energetico. Ma quelli, come abbiamo già visto, appartengono al lungo, lunghissimo periodo.

Utilizzi nella tua azienda o nella tua abitazione sistemi di produzione da fotovoltaico? Scrivici la tua esperienza nei commenti! 

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