Mondo energia: le fonti non rinnovabili

Fonti non rinnovabili

Si fa un gran parlare di energia, di fonti rinnovabili e non rinnovabili e, più in generale, di tutti i temi che hanno a che fare con la salvaguardia dell’ambiente. Ma siamo davvero certi di conoscere i termini e le basi della materia? Vediamo di fare il punto e di indagare, nel corso delle settimane, in modo semplice e descrittivo, il meraviglioso e complesso “mondo energia”. Comprendere come si ottiene l’energia, come fare a non sprecarla e come evitare di inquinare è molto importante.

L’energia è il motore pulsante della nostra quotidianità e serve davvero per tutto: per comunicare, per intrattenere, per scaldarci…per vivere.

Per dare l’idea dell’importanza, troppo spesso sottovalutata, dell’energia all’interno delle nostre vite pensiamo a quando, ad esempio, manca l’elettricità. Tutto è immobile.

Mantenere lo stile di vita e le nostre abitudini ha però un costo: consumare le risorse energetiche significa non consentire la loro rigenerazione. Basti pensare al petrolio che ha impiegato mezzo miliardo di anni per formarsi e che purtroppo, grazie alla nostra incuria, sta bruciando in fretta.

Cosa dire dunque delle cosiddette fonti di energia “non rinnovabili”? Derivano da risorse formatesi in milioni di anni ed hanno la tendenza ad esaurire molto in fretta. Le principali fonti di energia non rinnovabili sono: il gas naturale, il carbone, l’uranio, il combustibile dai rifiuti (CDR) e il petrolio.

L’impatto ambientale delle energie non rinnovabili è un altro aspetto di non poco conto. Lo sfruttamento delle fonti di energia fossile ha causato infatti il progressivo rilascio di carbonio fossile nell’atmosfera terrestre con il relativo incremento di anidride carbonica (CO2) e il considerevole aumento dell’effetto serra che, di fatto, regola la temperatura sul nostro pianeta.

Il global warming (surriscaldamento globale) sta causando lo scioglimento dei ghiacci polari e l’espandersi della desertificazione nelle aree più temperate del mondo.

Il protocollo di Kyoto firmato in Giappone nel 1997 da più di 160 paesi, è un trattato internazionale che prevedeva azioni specifiche per contrastare il riscaldamento globale. Tutti i paesi aderenti si impegnavano a ridurre le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. L’obiettivo era diminuire del 5%, entro il 2012, le emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra per contrastare il riscaldamento dell’aria.

L’Unione Europea ha poi pensato al cosiddetto Piano 20 20 20 che arriva al termine del
Protocollo di Kyoto. Il “pacchetto”, contenuto nella Direttiva 2009/29/CE, è entrato in vigore nel giugno 2009 ed è valido dal gennaio 2013 e fino al 2020.
Il Piano 20 20 20 prevede la riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, l’innalzamento al 20% della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e la riduzione del 20 % i consumi di energia mediante una maggiore efficienza energetica (risparmio energetico).

Per ulteriori approfondimenti, diamo l’appuntamento alle prossime settimane con nuovi articoli sul “mondo energia”!

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