Jeremy Rifkin: “Presto milioni di piccoli produttori di energia”

Jeremy Rifkin

Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, popolare economista e saggista statunitense e da molto tempo sostenitore delle energie rinnovabili, non ha molti dubbi in merito: il futuro dell’energia, ma anche dell’industria, sarà in milioni di piccoli produttori e questo meccanismo metterà in crisi i modelli classici di capitalismo ai quali siamo abituati.

Intervistato dal quotidiano La Stampa, Rifkin ha parlato del suo ultimo libro, “The Zero Marginal Cost Society“, per portare l’esempio di una società nella quale moltissimi beni e servizi stanno diventando sempre più abbondanti e a basso costo, non dipendendo più da pochi grandi produttori: la rete ha portato infatti a una abbondanza di contenuti che ha messo in crisi (e costretto a riorganizzarsi) l’editoria, il giornalismo, l’industria musicale e quella cinematografica, trasformando moltissimi consumers in prosumers, vale a dire produttori-consumatori. Si pensi alla sharing economy prosperata grazie a Internet e a fenomeni come Home Exchange, BlaBlaCar o AirBnB.

sharing economy

Un meccanismo destinato a replicarsi sul fronte della produzione energetica, sempre più parcelizzata fra milioni di piccoli produttori grazie alla crescente economicità degli impianti fotovoltaici casalinghi. “Nonostante il fatto che i costi fissi delle tecnologie solari ed eoliche siano ancora alti, il costo per la “cattura” di ogni unità di energia è basso. Ci stiamo avvicinando a un costo marginale vicino allo zero […] Il costo fisso per l’energia sta scendendo rapidamente così com’è avvenuto con quello dei computer: siamo passati da 68 dollari al watt a 60 centesimi di dollaro al watt“, spiega Jeremy Rifkin, che vede nella contemporanea ascesa dell’Internet of Things, un’ulteriore opportunità per abbattere i costi dell’energia, “gli edifici produrranno e immagazzineranno energia rinnovabile grazie ai loro sistemi solari ed eolici e opportuni software li escluderanno dalla rete di distribuzione quando i prezzi raggiungono i livelli massimi, in modo da alimentarsi con la propria energia verde e condividere i surplus con i vicini a costi marginali vicini allo zero“.

Jeremy Rifkin zero

L’unica industria che non avrà futuro, secondo Rifkin, è quella delle fonti fossili: un parere condiviso da molti ma non unanime, specie in un momento nel quale l’ascesa dello shale gas statunitense sembra inarrestabile. Di certo “la terza rivoluzione industriale“, così come definita dall’economista americano, sta arrivando, e i paesi di tutto il mondo dovranno modernizzare le loro infrastrutture per non farsi trovare impreparati.

Lascia un commento