IoT e sicurezza: l’esperienza di Acotel

Cyber security

Il successo del cosiddetto Internet of Things (IoT) evidenzia, tra i tanti punti di forza, anche qualche aspetto più delicato a cui porre la massima attenzione. Il tema della sicurezza assume un ruolo sempre più importante e merita una grande cura da parte delle aziende italiane che stanno approcciando con sempre più interesse e consapevolezza al mondo IoT.

Lo scenario attuale prevede dunque la massima attenzione verso le potenzialità legate ai device intelligenti ma al contempo anche l’immaturità e la disattenzione soprattutto in merito all’aspetto della security.

In questo contesto, apparentemente disordinato, Acotel diventa pioniera di un modus operandi virtuoso e fortemente orientato alla valorizzazione e all’ottimizzazione delle proprie risorse.

Acotel mette infatti l’IoT su tutti i suoi prodotti, garantendo elevati standard qualitativi sia per gli apparati sia per i device, e pone costantemente l’accento sull’aspetto della cyber security che, negli anni, è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica dell’azienda.

Qual è dunque la strategia di Acotel per garantire costantemente la fornitura di servizi sicuri? Incorporare la sicurezza all’interno della SIM che prevede una crittografia embedded.

A livello più generale, in un mondo sempre più interconnesso, l’aspetto della sicurezza, inteso in termini di approccio sistemico generalizzato, deve diventare un fattore distintivo non solo per i prodotti ma anche a livello dell’intera filiera produttiva.

Su questo fronte, anche sul versante legislativo, si stanno iniziando a introdurre obblighi e normative, per la tematica della cyber security, volti a supportare le aziende che desiderano tutelarsi.

Nello specifico si parla già della direttiva NIS (Network and Information Security) e del regolamento GDPR (General Data Protection Regulation) anche, se allo stato attuale, il panorama di riferimento è ancora profondamente incapace di recepire determinati dettami.

Il nodo centrale è che la sicurezza è spesso vissuta dalle aziende come un costo accessorio e addizionale rispetto ad altre tematiche ritenute prioritarie per la “salute” e il welfare interno.

Il motivo di questo apparente disinteresse? In prima istanza potremmo dire che le società non sono ancora pronte ad investire, anche a livello d’approccio a lungo termine, in ambito security. I budget destinati alla cura della sicurezza sono sempre più esigui e spesso a questa carenza si accompagna anche la mancanza di processi aziendali efficienti e condivisi.

L’avvento del 5G e la conseguente accelerazione dei dati, in ambito IoT, sarà probabilmente uno degli aspetti che porterà inevitabilmente a ridefinire il concetto di sicurezza, in ambito aziendale e sociale.

Anche in questo caso sarà opportuno fare un salto qualitativo che consenta di pensare ad una comunicazione machine-to-machine (M2M) fortemente integrata alla cyber security nell’ottica di garantire la sicurezza delle trasmissioni, la solidità e la velocità delle reti.

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