Internet of Things nel 2017: plus e minus in ambito aziendale

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Il 2016, all’interno del mondo impresa, ha rappresentato un importante punto di svolta per l’Internet of Things (IoT).  Il report “State of the Market: Internet of Things 2017”, pubblicato da Verizon, evidenzia infatti che il 73% dei manager già applica alle proprie strategie gli strumenti e i sistemi IoT poiché garantiscono, nel medio e lungo termine, la crescita economica, la sostenibilità e la sicurezza in ambito impresa.

Sono moltissimi i settori e i mercati che già hanno scelto, o che comunque sono in procinto di farlo, di affidare il proprio business all’IoT. Tra le più virtuose in tal senso, anche sotto il profilo degli investimenti, troviamo i trasporti e le utility.  Numeri alla mano si stima che la base di endpoint IoT installata a livello mondiale passerà da 14,9 miliardi alla fine del 2016 a circa 82 miliardi nel 2025.

Ma quali sono i plus dell’Internet of Things che maggiormente attraggono l’attenzione degli imprenditori e degli investitori? Digitalizzare beni e processi aziendali diventa la parola d’ordine. In tal senso l’IoT consente di analizzare e monitorare una mole impressionante di dati con la conseguente crescita dei ricavi, il miglioramento della relazione, non solo commerciale, tra cliente e partner e l’incremento interno dell’efficienza operativa.

Se il 2016 ha rappresentato lo spartiacque in tal senso, per questi ultimi mesi del 2017, e per la prima parte del 2018, gli obiettivi risultano ancora più ambiziosi. La priorità è rafforzare il rapporto tra mercato e domanda attraverso gli irrinunciabili asset: sicurezza, semplicità e scalabilità.

La sicurezza è probabilmente uno degli aspetti più urgenti da risolvere ma, come emerge dal report di Verizon, le aziende e le imprese cercano fornitori di tecnologia in grado di garantire velocemente servizi end to end per soddisfare le proprie necessità. Anche l’aspetto della duttilità e versatilità dei sistemi rappresenta un elemento di non poco conto.

Digital marketing analytics

L’aspetto teorico però non sempre si sposa con l’aspetto pratico e sicuramente non sono poche le perplessità e i punti ancora da evadere in tal senso. In primis l’ambito dell’IoT è ancora carente per ciò che concerne norme e standard che regolamentino gli oggetti smart nelle industrie. Anche la preoccupazione per i costi limita, e non di poco, lo sviluppo e l’adozione a pieno regime del mercato Internet of Things.

Al momento le imprese preferiscono progettare e attuare solo parzialmente le iniziative di IoT concentrandosi sui casi d’uso più semplici e con una mole di dati potenzialmente più monitorabile e gestibile. Lo svantaggio di questo attuale modus operandi è che le aziende e i propri manager non osano a dovere sfruttando solo in minima parte l’enorme potenziale offerto dai cosiddetti device intelligenti.

C’è da aggiungere che la caduta del prezzo dei moduli di collegamento utilizzati nei sensori IoT, accompagnato dalla discesa del prezzo della connettività, in prospettiva del 5G, porta sempre più aziende a implementare nelle proprie strutture i sensori a tutto vantaggio della raccolta dei dati e del tracciamento delle risorse e dei beni aziendali.

Il report di Verizon conclude la propria disamina sottolineando che la maggior parte delle nuove applicazioni e dei servizi basati sul paradigma dell’IoT si concentra perlopiù nel mercato B2B. Attendiamo i primi mesi del prossimo anno per avere qualche aggiornamento, anche in termini di numeri, sullo sviluppo dell’IoT in ambito aziendale e non solo. 

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