Il gas russo e la crisi energetica

gas russo

Il gas russo è la vera moneta di scambio utilizzata da Vladimir Putin per tenere buona l’Europa durante la crisi con l’Ucraina: è questo, grosso modo, il ritornello che abbiamo sentito ripetere da diversi commentatori nelle drammatiche settimane nelle quali si è consumata la terribile escalation di violenza in Ucraina e che alla fine hanno visto la penisola di Crimea annessa alla Russia tramite una manovra sprovvista di legalità internazionale.

Secondo molti, infatti, l’eccessiva prudenza (o morbidezza) con cui l’Unione Europea ha trattato Putin sarebbe dovuta non tanto ai cronici difetti nella politica estera dell’UE, quanto invece alla dipendenza dell’Europa dal gas russo, dipendenza che la costringerebbe a non far innervosire troppo il paese al quale deve circa il 30% del proprio fabbisogno annuale di scorte gassose invernali: un eventuale taglio delle forniture da parte della federazione russa come prima immaginabile conseguenza alle sanzioni UE – proseguono i commentatori – avrebbe il devastante effetto di far piombare l’Europa nel gelo, non essendoci altri fornitori di gas e petrolio all’orizzonte per riscaldare il continente.

E’ una lettura del fenomeno suggestiva e con diversi elementi di verità, ma che alla luce dei fatti si rivela imprecisa e parziale, vediamo perché.

 Il gas russo e l’Europa

Innanzitutto, se è corretto affermare che l’Europa ha ancora un certo bisogno di gas russo, è altrettanto vero che da alcuni anni Mosca non è più l’unico fornitore del vecchio continente: in questa immagine del Wall Street Journal si può vedere come la dipendenza dal gas russo per molti paesi UE non sia più elevata come alcuni anni fa. Germania, Francia e Italia continuano a rifornirsi dall’est, ma con percentuali che si attestano sempre sotto il 50% e altri paesi, come Spagna e Regno Unito, hanno completamente rinunciato al gas russo già da alcuni anni.

gas in Europa

A questo vanno aggiunti due importanti fatti: anzitutto il clima mite degli ultimi 2 inverni, che ha permesso a vari paesi (inclusa l’Italia) l’accumulo di diverse scorte di gas e poi l’ascesa degli Stati Uniti come primo produttore e fornitore mondiale di Shale Gas – un particolare tipo di gas metano che si estrae da rocce argillose. E’ notizia proprio di oggi l’annuncio del presidente Obama di avviare un intenso programma di esportazioni di Shale Gas dagli Stati Uniti per liberare definitivamente l’Europa dalla dipendenza dal gas dell’ex Unione sovietica.

Il gas russo e l’economia della Russia

La questione dunque, dal punto di vista dell’Europa, è assai meno drammatica di quanto si pensi, ma non è tutto: molti osservatori dimenticano infatti di considerare la perdita economica che subirebbe la Russia interrompendo le forniture al vecchio continente. Secondi i rapporti dell’Energy Information Administration, la principale agenzia americana di statistiche energetiche, la Russia deve il 30% delle proprie entrate alle esportazioni di gas e petrolio verso l’Europa: interrompere questo flusso costerebbe a Mosca circa 3 miliardi di dollari al mese, un salasso che difficilmente Putin potrebbe sostenere a lungo e che mostra come in realtà sia la Russia ad aver molto più bisogno dell’Europa rispetto a quest’ultima del gas russo.

gas russo e obama

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