Fonti rinnovabili in Italia: quanto ne sappiamo davvero?

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E’ innegabile quanto, soprattutto negli ultimi anni, ci si interroghi sul tema delle fonti rinnovabili in Italia e sulle sue importanti implicazioni sia a livello sociale sia a livello economico. Le fonti rinnovabili (sole, vento, mare, calore della terra) risultano, rispetto ai combustibili fossili e nucleari, inesauribili, pulite, sicure e pertanto decisamente preziose.

Nel 2015, a livello globale, la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è stata del 15,2%, ovvero leggermente inferiore rispetto al trend degli ultimi dieci anni (15,9%). Il dato positivo sta però nella crescita esponenziale nei volumi (+213 terawattora) che più o meno equivale all’incremento di energia da fonti primarie. Su questo fronte la Cina e la Germania risultano ai primi posti nella crescita e nella conoscenza di questi temi.

E l’Italia? Secondo un’indagine, condotta dall’Istituto di ricerca Lorien per conto di Anter (associazione nazionale tutela energie rinnovabili), gli abitanti del belpaese non hanno piena consapevolezza dei problemi ambientali e del favorevole impatto economico che un uso più razionale delle rinnovabili comporterebbe.

Dati alla mano appare chiaro che ben l’85% degli italiani non è ancora in grado di distinguere le diverse fonti energetiche rinnovabili, facendo confusione tra eolico, solare, idroelettrico e geotermico.

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A fronte di questa carenza di base, la stragrande maggioranza dei nostri connazionali è d’accordo sulla necessità di investire di più in queste tecnologie e sul maggiore impegno, da parte delle Istituzioni, nel promuovere l’utilizzo delle rinnovabili in tutti gli ambiti sociali e quotidiani. La soluzione? Maggiori investimenti e attenzione da parte degli organi politici preposti allo sviluppo e al controllo.

C’è comunque un lato positivo che riguarda l’approccio italiano a questo tipo di tematiche. Secondo la Banca Mondiale, infatti, il nostro Paese risulta comunque tra i primi dieci al mondo per quanto riguarda i livelli raggiunti di efficienza energetica derivanti da fonti rinnovabili.

Riassumendo potremmo dunque dire che, se da una parte permane ancora una sostanziale “ignoranza” e confusione da parte degli italiani in materia, dall’altra c’è sicuramente l’impegno a sfruttare al meglio le poche informazioni di cui si dispone. 

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