Fonti rinnovabili in Italia: tutti i dati dall’ENEA

Eolico e solareQual è il trend italiano per il 2017 in materia di fonti rinnovabili? Prima di rispondere a questa domanda analizziamo qualche numero relativo all’anno appena concluso: Il 14% della domanda di energia elettrica nazionale è stato coperto, nei primi nove mesi del 2016, da fonti rinnovabili eolico e solare. Lo svela l’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’ENEA .

E’ sicuramente un dato molto importante soprattutto se analizzato a seguito del calo dei consumi -2% di energia primaria -3% delle emissioni di CO2 rispetto al 2015. La quota di energia elettrica prodotta da tutte le fonti green si attesta invece intorno al 41%.

C’è da dire che, negli ultimi anni, l’Italia è stato l’unico Paese, in ambito Ue, in cui il contributo alla riduzione delle emissioni è stato dato dalla diminuzione dei consumi e delle emissioni. Oggi parliamo di un risultato diverso, rispetto alle tendenze degli ultimi anni, valutato positivamente seppure in presenza di un lieve aumento del PIL.

Se questo trend sarà costante, entro la fine del 2017, avremo una riduzione delle emissioni di circa il 30% rispetto al 2015, in linea dunque con gli obiettivi di riduzione fissati per il 2020 dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN).

Un altro dato positivo risultante dall’analisi è dato dall’indice ISPRED che misura la sicurezza energetica nazionale, i prezzi dell’energia e la decarbonizzazione.

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L’indice italiano ISPRED risulta migliorato toccando, nell’ultimo quinquennio, lo 0,62. Questo scenario evidenzia però un contrasto in essere: da una parte la riduzione delle emissioni di CO2 e la decarbonizzazione e dall’altra l’aumento dei prezzi.

Rispetto infatti ai prezzi del gas, quelli dell’energia elettrica per le industrie, nell’ultimo semestre 2016, hanno segnato un incremento di circa il 3% rispetto al semestre precedente, ben lontani dunque dalle medie europee di riferimento.

Quello che emerge è un quadro di grande dinamismo, in materia di fonti rinnovabili, nel nostro paese ma ciò sarà davvero sufficiente per raggiungere gli standard qualitativi dettati dall’Unione Europea?

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