Energy Manager: gli ambiti di intervento

Energy Manager 1

Sulla figura professionale dell’energy manager abbiamo già avuto modo di parlare nei mesi scorsi. Chiariti i ruoli e le competenze di questa figura professionale che si occupa dell’analisi, del monitoraggio e dell’ottimizzazione dell’uso dell’energia delle imprese e degli enti, pubblici o privati, vediamo ora gli ambiti di intervento a cui si rivolge.

Tra gli ambiti di intervento tipici dell’energy manager ricordiamo: 

  • gestione dei consumi e interventi prioritari: in base all’osservazione diretta della modalità dei consumi e sulla risultanza degli indicatori, l’energy manager valuterà se predisporre una serie di interventi ad hoc, di natura gestionale, relativi, ad esempio, alle apparecchiature. Questa politica richiede un continuo aggiornamento nell’ottica di sensibilizzare tutti i collaboratori coinvolgendoli nel raggiungimento del risultato finale. Gli ambiti maggiormente ricettivi in tal senso sono l’illuminazione dei locali, il controllo dei ricambi d’aria e le centrali termiche.
  • buone pratiche: gli interventi gestionali appena descritti richiedono, il più delle volte, l’istituzione di una serie di procedure e pratiche condivise volte a ridurre le inefficienze. Per ottimizzare questo aspetto l’energy manager dovrà formare e informare gli utilizzatori primari delle apparecchiature oltre che consuntivare i centri di costo consentendo di predisporre sistemi premianti che favoriscano la partecipazione creativa dal basso alle diverse operazioni.

Energy Manager 2

  • Diagnosi energetica: è il primo grande passo che normalmente un’impresa compie a favore dell’efficientamento. La Direttiva 2012/27/UE definisce l’audit energetico come “una procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a rife­rire in merito ai risultati”. Il D.Lgs.102/14 all’art.8 impone un obbligo di diagnosi alle grandi imprese e alle imprese energivore. 
  • Energy performance indicator (EnPI): l’energy manager può avvalersi, come primo strumento di analisi, di indici specifici o indicatori di consumo energetico per le utenze ritenute di maggiore interesse. Gli indicatori hanno vari possibili utilizzi: consentono di realizzare confronti fra varie attività e con altre strutture in contesti omogenei e di seguire nel tempo gli effetti degli interventi attuati. La scelta degli indicatori implica dunque un’ analisi puntuale del processo produttivo da parte dell’energy manager. 
  • Progetti ad hoc: in occasione, ad esempio, del rifacimento di impianti o di reparti, è consigliata la predisposizione di progetti che propongano soluzioni idonee all’evoluzione delle tecnologie oltre che dei risultati ottenuti dall’elaborazione degli indicatori energetici. In tal senso non è inusuale predisporre campagne di misura e diagnosi energetiche con l’eventuale ausilio di figure esterne al contesto di riferimento. 
  • Resoconto finale: a valle di queste azioni, i risultati conseguiti e i conseguenti benefici economici dovranno essere resi noti ai vari interessati nell’ambito della filiera produttiva. I dati, condivisi con la Direzione, serviranno per incentivare la diffusione delle buone pratiche energetiche.

Lascia un commento